Sarà difficile
riassumere questo percorso, e ancora più complesso sarà tradurre in parole le
emozioni, i sentimenti e gli apprendimenti avvenuti durante l’esperienza.
Per raccontare
questa mia avventura in Brasile mi avvarrò di alcune parole donatemi dalla professoressa
Barbara Eleonora Bezzera Cabral, dell’Università Federale UNIVASF, quali: “Incontro è metodo”. Incontrando una realtà
brasiliana ha significato entrare, sempre usando le parole della professoressa,
in un processo di “decostruzione per poi ricostruirmi”.
Primi incontri:
Nel primo periodo del mio tirocinio (pre-mobilità), vissuto in Italia da marzo a luglio del 2024, incontro Nicola Andrian coordinatore del Progetto BEA (promosso da EnARS, Padova, e dal BEA Centro de estudos e práticas di Petrolina Brasile), che non
ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto conoscere questa opportunità e per
avermi accompagnata per tutta l’esperienza con gentilezza e disponibilità.
Nicola lo conosco online, lui è ancora in Brasile, e fin da subito mi colpisce
la struttura della proposta formativa che stimola il protagonismo dei tirocinanti. Era quello che stavo cercando, mi stavo informando per il
tirocinio professionalizzante e avevo voglia di una proposta differente, che mi
potesse coinvolgere e rendere partecipe durante il lungo periodo di stage. Nel
primo colloquio mi colpì la domanda sulle mie passiioni. Mi venne raccontato, infatti, come negli anni precedenti proprio le passioni degli studenti costituirono la base dei
loro progetti per la comunità e questo mi fece prendere seriamente in
considerazione la possibilità di partire.
Ad aprile avviene
il mio primo incontro con un ‘pezzo’ di Brasile grazie a Jessica e Vinicius, che
attraverso le loro lezioni di lingua portoghese e di cultura nordestina mi
hanno permesso di avvicinarmi al Sertão. Jessica C. e Vinicius C. erano studenti del Master PPGESA – Mestrado em Educação, Cultura e Territórios Semiáridos al Dipartimento di Scienze Umane di Juazeiro-BA, dell’Università
statale della Bahia, la UNEB. Averli in Italia è stato molto bello e con loro ho vissuto
uno scambio culturale, perché attraverso la loro curiosità ho potuto
interrogarmi e riscoprire il mio paese e rendermi conto di quanto alle volte lo
si dia per scontato (il paese in cui si vive).
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Festa Junina con equipe 2024 |
Altri momenti
significativi vissuti assieme sono stati la festa Junina, realizzata
nella sede dell’associazione Marcellino a Padova e il fine settimana formativo in
bivacco. Questi ultimi due momenti del percorso formativo pre-partenza (proposto dal progetto) sono stati particolarmente significativi il
primo mi ha anticipato alcuni momenti di festa che avrei incontrato in Brasile
accompagnati dall’immancabile forró (il ballo tradizionale nordestino) e il
secondo con le sue attività mi ha stimolato riflessioni che mi sono state utili
nell’esperienza di viaggio.
Durante questo primo
periodo il mio stato d’animo era ambivalente e ondeggiava tra una grande
curiosità e tanta paura. Per farmi coraggio ho deciso di non pensare alla partenza
fino al momento di fare i vaccini e chiudere le valigie. Il mio obiettivo era
quello di farmi meno aspettative possibili e di non incontrare informazioni che
potessero farmi desistere dalla decisione presa. Quando raccontavo che stavo
per partire in molti mi hanno guardato stupiti dicendomi “in Brasile, ma è
pericoloso”. Forse già con questa frase era iniziato il processo di
“decostruzione per poi ricostruirmi”. In primis ho imparato che il Brasile è un
Paese enorme e che non è possibile generalizzare. Poi ho riconfermato
l’apprendimento che, anche se le cose sono difficili e pericolose, tutelandosi
e facendosi coraggio è possibile viverle e arricchirsi. E così piena di
preoccupazioni sono salita sui diversi aerei facendo un salto nell’ignoto chiamato
Brasile.
Incontri
Brasiliani:
L’impatto con le città di Petrolina, nello Stato del Pernambuco, e Juazeiro, nella Bahia, nella Regione nordest del Brasile, è stato fin da subito molto forte. Mi sono apparse come
due terre piene di contrasti e contraddizioni.
Nelle prime
settimane abbiamo visitato gli enti partner del progetto. Mi piaciuto sentire i
racconti degli operatori che spesso narravano anche le storie degli utenti,
descrivendo il contesto in cui ero arrivata. Queste storie sono state una
modalità per scoprire e iniziare a comprendere il territorio.
Terminate le
visite è iniziato quello che per me è stato un difficile processo di scelta.
Momento che ho vissuto con molta fatica perché da un lato ero affascinata da
più realtà e per altre temevo di non riuscire a reggere il peso emotivo di
certi incontri.
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Equipe CAPS 3 AD Juazeiro-BA |
Alla fine, ho
scelto di trascorrere due giorni a settimana al CAPS 3 AD (Centro di attenzione
psicosociale – alcool e droghe 24h) di Juazeiro, altri due giorni all’unità
Semente do Amanhã di semilibertà per minori in conflitto con la legge e un
pomeriggio a settimana presso l’ONG Casa Dom José Rodrigues che si occupa di
minori in condizione di vulnerabilità.
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Equipe tecnica Semente do Amanhã e equipe 2024 con equipe Casa Dom José Rodrigues.jpeg |
Inoltre, due sere a settimana ho insegnato presso l’UNIVASF lingua e cultura
italiana e presso l’UNEB ho frequentato il corso Relazioni interpersonali e
dinamica di gruppo tenuto da Nicola Andrian. Ho cercato di trarre il massimo dai tre
mesi in Brasile, tanto che ho anche pubblicato un articolo all’evento scientifico del PPGESA, il XIII WECSAB (Workshop Nacional e IV Internacional de Educação Contextualizada para a
Convivência com o Semiàrido) e presentato un altro al EDUCOM (Encontro Brasileiro de
Educomunicação).
Come si può
intuire i ritmi sono stati abbastanza serrati e densi, al contempo ricchi di
incontri e apprendimenti.
L’esperienza
negli enti è stata supervisionata dalla professoressa Barbara Eleonora Bezzera
Cabral. Analizzando le varie esperienze di tirocinio ho compreso che la “psicologia
non è quadrata, ma rotonda”. Queste parole sono di Hairis, una delle
tirocinanti brasiliane allieve della professoressa Barbara. Lo scambio con gli
studenti locali è stato molto arricchente permettendomi di scoprire inediti
punti di vista e nuove pratiche di cura. Le parole di Hairis ben descrivono il
processo che ho vissuto mentre ero negli enti. Incontrare il reale, la
quotidianità dei servizi, dell’equipe e degli utenti è molto difficile e si
scontra fortemente con quello che ci viene insegnato all’università e
raccontato nei libri accademici. Questo tirocinio è stato un bel banco di prova
con sfide quotidiane dove si è rivelato necessario imparare a gestire
l’emotività, le delusioni, momenti di tensione e difficoltà, e con tanti
apprendimenti e scoperte, e creazione di strategie di adattamento.
Dopo questa
esperienza sorrido quando guardo delle parole crociate pensando quanto con una
usuaria siano state terapeutiche e di aiuto. Le parole crociate sono state uno
strumento terapeutico creativo scoperto grazie alla mia creatività. Ho scoperto
così quanto la creatività personale sia importante nel lavoro clinico.
All’interno di
Casa Dom José Rodrigues ho realizzato il mio progetto specifico di Service-Learning realizzando
una ”officina” di educazione alla sessualità e all’affettività che si è poi
conclusa con un laboratorio di pizza. Stare con le adolescenti è stato fonte di
grande apprendimento, mi sono messa fortemente in discussione comprendendo
l’importanza di essere critici sui metodi e su sé stessi, mantenendo un
equilibrio onde evitare autocritiche troppo severe.