Un viaggio per “ricostruirsi” – Report finale esperienza di GloCal Service-Learning di Enrica Cusin, IUSVE

 Sarà difficile riassumere questo percorso, e ancora più complesso sarà tradurre in parole le emozioni, i sentimenti e gli apprendimenti avvenuti durante l’esperienza di tirocinio formativo professionalizzante, post lauream.

O Rio São Francisco
Con la Prof. Barbara C.

Per raccontare questa mia avventura in Brasile mi avvarrò di alcune parole donatemi dalla professoressa Barbara Eleonora Bezzera Cabral, dell’Università Federale UNIVASF, quali: “Incontro è metodo”. Incontrando una realtà brasiliana ha significato entrare, sempre usando le parole della professoressa, in un processo di “decostruzione per poi ricostruirmi”.

Primi incontri:

Nel primo periodo del mio tirocinio (pre-mobilità), vissuto in Italia da marzo a luglio del 2024, incontro Nicola Andrian coordinatore del Progetto BEA (promosso da EnARS, Padova, e dal BEA Centro de estudos e práticas di Petrolina Brasile), che non ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto conoscere questa opportunità e per avermi accompagnata per tutta l’esperienza con gentilezza e disponibilità. Nicola lo conosco online, lui è ancora in Brasile, e fin da subito mi colpisce la struttura della proposta formativa che stimola il protagonismo dei tirocinanti. Era quello che stavo cercando, mi stavo informando per il tirocinio professionalizzante e avevo voglia di una proposta differente, che mi potesse coinvolgere e rendere partecipe durante il lungo periodo di stage. Nel primo colloquio mi colpì la domanda sulle mie passiioni. Mi venne raccontato, infatti, come negli anni precedenti proprio le passioni degli studenti costituirono la base dei loro progetti per la comunità e questo mi fece prendere seriamente in considerazione la possibilità di partire.

Ad aprile avviene il mio primo incontro con un ‘pezzo’ di Brasile grazie a Jessica e Vinicius, che attraverso le loro lezioni di lingua portoghese e di cultura nordestina mi hanno permesso di avvicinarmi al Sertão. Jessica C. e Vinicius C. erano studenti del Master PPGESA – Mestrado em Educação, Cultura e Territórios Semiáridos al Dipartimento di Scienze Umane di Juazeiro-BA, dell’Università statale della Bahia, la UNEB. Averli in Italia è stato molto bello e con loro ho vissuto uno scambio culturale, perché attraverso la loro curiosità ho potuto interrogarmi e riscoprire il mio paese e rendermi conto di quanto alle volte lo si dia per scontato (il paese in cui si vive).

Festa Junina con equipe 2024

Altri momenti significativi vissuti assieme sono stati la festa Junina, realizzata nella sede dell’associazione Marcellino a Padova e il fine settimana formativo in bivacco. Questi ultimi due momenti del percorso formativo pre-partenza (proposto dal progetto) sono stati particolarmente significativi il primo mi ha anticipato alcuni momenti di festa che avrei incontrato in Brasile accompagnati dall’immancabile forró (il ballo tradizionale nordestino) e il secondo con le sue attività mi ha stimolato riflessioni che mi sono state utili nell’esperienza di viaggio.

Durante questo primo periodo il mio stato d’animo era ambivalente e ondeggiava tra una grande curiosità e tanta paura. Per farmi coraggio ho deciso di non pensare alla partenza fino al momento di fare i vaccini e chiudere le valigie. Il mio obiettivo era quello di farmi meno aspettative possibili e di non incontrare informazioni che potessero farmi desistere dalla decisione presa. Quando raccontavo che stavo per partire in molti mi hanno guardato stupiti dicendomi “in Brasile, ma è pericoloso”. Forse già con questa frase era iniziato il processo di “decostruzione per poi ricostruirmi”. In primis ho imparato che il Brasile è un Paese enorme e che non è possibile generalizzare. Poi ho riconfermato l’apprendimento che, anche se le cose sono difficili e pericolose, tutelandosi e facendosi coraggio è possibile viverle e arricchirsi. E così piena di preoccupazioni sono salita sui diversi aerei facendo un salto nell’ignoto chiamato Brasile.

L’equipe Bea&Intereurisland all’arrivo all’aeroporto di Petrolina-PE.

Incontri Brasiliani:

L’impatto con le città di Petrolina, nello Stato del Pernambuco, e Juazeiro, nella Bahia, nella Regione nordest del Brasile, è stato fin da subito molto forte. Mi sono apparse come due terre piene di contrasti e contraddizioni.

Nelle prime settimane abbiamo visitato gli enti partner del progetto. Mi piaciuto sentire i racconti degli operatori che spesso narravano anche le storie degli utenti, descrivendo il contesto in cui ero arrivata. Queste storie sono state una modalità per scoprire e iniziare a comprendere il territorio.

Terminate le visite è iniziato quello che per me è stato un difficile processo di scelta. Momento che ho vissuto con molta fatica perché da un lato ero affascinata da più realtà e per altre temevo di non riuscire a reggere il peso emotivo di certi incontri.

Equipe CAPS 3 AD Juazeiro-BA

Alla fine, ho scelto di trascorrere due giorni a settimana al CAPS 3 AD (Centro di attenzione psicosociale – alcool e droghe 24h) di Juazeiro, altri due giorni all’unità Semente do Amanhã di semilibertà per minori in conflitto con la legge e un pomeriggio a settimana presso l’ONG Casa Dom José Rodrigues che si occupa di minori in condizione di vulnerabilità.

Equipe tecnica Semente do Amanhã e equipe 2024 con equipe Casa Dom José Rodrigues.jpeg

Inoltre, due sere a settimana ho insegnato presso l’UNIVASF lingua e cultura italiana e presso l’UNEB ho frequentato il corso Relazioni interpersonali e dinamica di gruppo tenuto da Nicola Andrian. Ho cercato di trarre il massimo dai tre mesi in Brasile, tanto che ho anche pubblicato un articolo all’evento scientifico del PPGESA, il XIII WECSAB (Workshop Nacional e IV Internacional de Educação Contextualizada para a Convivência com o Semiàrido) e presentato un altro al EDUCOM (Encontro Brasileiro de Educomunicação).

Come si può intuire i ritmi sono stati abbastanza serrati e densi, al contempo ricchi di incontri e apprendimenti.

L’esperienza negli enti è stata supervisionata dalla professoressa Barbara Eleonora Bezzera Cabral. Analizzando le varie esperienze di tirocinio ho compreso che la “psicologia non è quadrata, ma rotonda”. Queste parole sono di Hairis, una delle tirocinanti brasiliane allieve della professoressa Barbara. Lo scambio con gli studenti locali è stato molto arricchente permettendomi di scoprire inediti punti di vista e nuove pratiche di cura. Le parole di Hairis ben descrivono il processo che ho vissuto mentre ero negli enti. Incontrare il reale, la quotidianità dei servizi, dell’equipe e degli utenti è molto difficile e si scontra fortemente con quello che ci viene insegnato all’università e raccontato nei libri accademici. Questo tirocinio è stato un bel banco di prova con sfide quotidiane dove si è rivelato necessario imparare a gestire l’emotività, le delusioni, momenti di tensione e difficoltà, e con tanti apprendimenti e scoperte, e creazione di strategie di adattamento.

Dopo questa esperienza sorrido quando guardo delle parole crociate pensando quanto con una usuaria siano state terapeutiche e di aiuto. Le parole crociate sono state uno strumento terapeutico creativo scoperto grazie alla mia creatività. Ho scoperto così quanto la creatività personale sia importante nel lavoro clinico.

Alla Casa Dom José Rodrigues ho realizzato il mio progetto specifico di Service-Learning, sviluppato attraverso il progetto di Extensão (Social Engagement) ‘La relazione educativa e di aiuto incontesti extrascolastici’, PPGESA, UNEB. La parte pratica si è concretizzata realizzando una ”oficina” di educazione alla sessualità e all’affettività, con un gruppo di ragazze del centro di età compresa fra i 13 e i 17 anni.

Laboratorio di educazione alla sessualità e all’affettività alla Casa Dom José Rodrigues

Sei diversi incontri di un percorso che si è concluso con un laboratorio di pizza. Stare con le adolescenti è stato fonte di grande apprendimento, mi sono messa fortemente in discussione comprendendo l’importanza di essere critici sui metodi e su sé stessi, mantenendo un equilibrio onde evitare autocritiche troppo severe.

Laboratorio di educazione alla sessualità e all’affettività alla Casa Dom José Rodrigues

Anche nell’unità Semente do Amanhã ho compreso quanto possa essere imprevedibile il lavoro con gli adolescenti. Specialmente con i ragazzi nell’unità ho compreso quanto sia delicato lavorare con dei giovani in conflitto con la legge e mantenere uno sguardo non giudicante che li veda come degli adolescenti. Spero che con il laboratorio di pizza fatto insieme alcuni di loro abbiano avuto un momento per sognare un futuro differente o almeno distrarsi. Mi piace ripensare a quel laboratorio come a una “pizza per sognare”, perché nella loro condizione di reclusione, seppure con regime di semilibertà, l’unica libertà completa era nel pensare e sognare.

Laboratorio di pizza all’unità Semente do Amanhã

Prima di partire per il Brasile avevo scelto di voler far tirocinio in un ente con adolescenti, mai avrei pensato di scegliere di passare parte del mio tempo al CAPS 3 AD. Ho scelto questo ente per sperimentarmi fuori dalla mia zona di confort e provare ad entrare in un settore più di psicologia clinica. Il CAPS è stata un’esperienza molto impegnativa, ci sono stati incontri molti intensi e sono stata faccia a faccia con situazioni che mi hanno fatto provare paura. Nonostante l’esperienza sia stata impegnativa ho anche ottenuto delle soddisfazioni, ad esempio riuscendo a calmare un’usuaria in crisi.

“Incontro è metodo”:

Secondo la professoressa Barbara Eleonora Bezzera Cabral ogni incontro è fonte di apprendimento. Ogni nuova acquisizione porta a un’aggiunta che decostruisce la struttura precedente facendo spazio alla nuova acquisizione che porta a una ricostruzione.

Credo che questa esperienza di incontro del nuovo, della natura brasiliana, delle persone, mi abbia lasciato molto, e il bagaglio di nuove acquisizioni ha portato a una nuova forma personale e professionale.

Enrica Cusin

Tirocinio professionalizzante Post-Lauream Magistrale in Psicologia clinica e di comunità, Istituto Universitario Salesiano, Venezia – IUSVE.

Un viaggio per “ricostruirsi” – Report finale esperienza di GloCal Service-Learning di Enrica Cusin, IUSVE

Sarà difficile riassumere questo percorso, e ancora più complesso sarà tradurre in parole le emozioni, i sentimenti e gli apprendimenti avvenuti durante l’esperienza di tirocinio formativo professionalizzante, post lauream.

Con la Prof. Barbara C.

Per raccontare questa mia avventura in Brasile mi avvarrò di alcune parole donatemi dalla professoressa Barbara Eleonora Bezzera Cabral, dell’Università Federale UNIVASF, quali: “Incontro è metodo”. Incontrando una realtà brasiliana ha significato entrare, sempre usando le parole della professoressa, in un processo di “decostruzione per poi ricostruirmi”.

Primi incontri:

Nel primo periodo del mio tirocinio (pre-mobilità), vissuto in Italia da marzo a luglio del 2024, incontro Nicola Andrian coordinatore del Progetto BEA (promosso da EnARS, Padova, e dal BEA Centro de estudos e práticas di Petrolina Brasile), che non ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto conoscere questa opportunità e per avermi accompagnata per tutta l’esperienza con gentilezza e disponibilità. Nicola lo conosco online, lui è ancora in Brasile, e fin da subito mi colpisce la struttura della proposta formativa che stimola il protagonismo dei tirocinanti. Era quello che stavo cercando, mi stavo informando per il tirocinio professionalizzante e avevo voglia di una proposta differente, che mi potesse coinvolgere e rendere partecipe durante il lungo periodo di stage. Nel primo colloquio mi colpì la domanda sulle mie passiioni. Mi venne raccontato, infatti, come negli anni precedenti proprio le passioni degli studenti costituirono la base dei loro progetti per la comunità e questo mi fece prendere seriamente in considerazione la possibilità di partire.

Ad aprile avviene il mio primo incontro con un ‘pezzo’ di Brasile grazie a Jessica e Vinicius, che attraverso le loro lezioni di lingua portoghese e di cultura nordestina mi hanno permesso di avvicinarmi al Sertão. Jessica C. e Vinicius C. erano studenti del Master PPGESA – Mestrado em Educação, Cultura e Territórios Semiáridos al Dipartimento di Scienze Umane di Juazeiro-BA, dell’Università statale della Bahia, la UNEB. Averli in Italia è stato molto bello e con loro ho vissuto uno scambio culturale, perché attraverso la loro curiosità ho potuto interrogarmi e riscoprire il mio paese e rendermi conto di quanto alle volte lo si dia per scontato (il paese in cui si vive).

Festa Junina con equipe 2024

Altri momenti significativi vissuti assieme sono stati la festa Junina, realizzata nella sede dell’associazione Marcellino a Padova e il fine settimana formativo in bivacco. Questi ultimi due momenti del percorso formativo pre-partenza (proposto dal progetto) sono stati particolarmente significativi il primo mi ha anticipato alcuni momenti di festa che avrei incontrato in Brasile accompagnati dall’immancabile forró (il ballo tradizionale nordestino) e il secondo con le sue attività mi ha stimolato riflessioni che mi sono state utili nell’esperienza di viaggio.

Durante questo primo periodo il mio stato d’animo era ambivalente e ondeggiava tra una grande curiosità e tanta paura. Per farmi coraggio ho deciso di non pensare alla partenza fino al momento di fare i vaccini e chiudere le valigie. Il mio obiettivo era quello di farmi meno aspettative possibili e di non incontrare informazioni che potessero farmi desistere dalla decisione presa. Quando raccontavo che stavo per partire in molti mi hanno guardato stupiti dicendomi “in Brasile, ma è pericoloso”. Forse già con questa frase era iniziato il processo di “decostruzione per poi ricostruirmi”. In primis ho imparato che il Brasile è un Paese enorme e che non è possibile generalizzare. Poi ho riconfermato l’apprendimento che, anche se le cose sono difficili e pericolose, tutelandosi e facendosi coraggio è possibile viverle e arricchirsi. E così piena di preoccupazioni sono salita sui diversi aerei facendo un salto nell’ignoto chiamato Brasile.

L’equipe Bea&Intereurisland all’arrivo all’aeroporto di Petrolina-PE.

Incontri Brasiliani:

L’impatto con le città di Petrolina, nello Stato del Pernambuco, e Juazeiro, nella Bahia, nella Regione nordest del Brasile, è stato fin da subito molto forte. Mi sono apparse come due terre piene di contrasti e contraddizioni.

Nelle prime settimane abbiamo visitato gli enti partner del progetto. Mi piaciuto sentire i racconti degli operatori che spesso narravano anche le storie degli utenti, descrivendo il contesto in cui ero arrivata. Queste storie sono state una modalità per scoprire e iniziare a comprendere il territorio.

Terminate le visite è iniziato quello che per me è stato un difficile processo di scelta. Momento che ho vissuto con molta fatica perché da un lato ero affascinata da più realtà e per altre temevo di non riuscire a reggere il peso emotivo di certi incontri.

Equipe CAPS 3 AD Juazeiro-BA

Alla fine, ho scelto di trascorrere due giorni a settimana al CAPS 3 AD (Centro di attenzione psicosociale – alcool e droghe 24h) di Juazeiro, altri due giorni all’unità Semente do Amanhã di semilibertà per minori in conflitto con la legge e un pomeriggio a settimana presso l’ONG Casa Dom José Rodrigues che si occupa di minori in condizione di vulnerabilità.

Equipe tecnica Semente do Amanhã e equipe 2024 con equipe Casa Dom José Rodrigues.jpeg

Inoltre, due sere a settimana ho insegnato presso l’UNIVASF lingua e cultura italiana e presso l’UNEB ho frequentato il corso Relazioni interpersonali e dinamica di gruppo tenuto da Nicola Andrian. Ho cercato di trarre il massimo dai tre mesi in Brasile, tanto che ho anche pubblicato un articolo all’evento scientifico del PPGESA, il XIII WECSAB (Workshop Nacional e IV Internacional de Educação Contextualizada para a Convivência com o Semiàrido) e presentato un altro al EDUCOM (Encontro Brasileiro de Educomunicação).

Come si può intuire i ritmi sono stati abbastanza serrati e densi, al contempo ricchi di incontri e apprendimenti.

L’esperienza negli enti è stata supervisionata dalla professoressa Barbara Eleonora Bezzera Cabral. Analizzando le varie esperienze di tirocinio ho compreso che la “psicologia non è quadrata, ma rotonda”. Queste parole sono di Hairis, una delle tirocinanti brasiliane allieve della professoressa Barbara. Lo scambio con gli studenti locali è stato molto arricchente permettendomi di scoprire inediti punti di vista e nuove pratiche di cura. Le parole di Hairis ben descrivono il processo che ho vissuto mentre ero negli enti. Incontrare il reale, la quotidianità dei servizi, dell’equipe e degli utenti è molto difficile e si scontra fortemente con quello che ci viene insegnato all’università e raccontato nei libri accademici. Questo tirocinio è stato un bel banco di prova con sfide quotidiane dove si è rivelato necessario imparare a gestire l’emotività, le delusioni, momenti di tensione e difficoltà, e con tanti apprendimenti e scoperte, e creazione di strategie di adattamento.

Dopo questa esperienza sorrido quando guardo delle parole crociate pensando quanto con una usuaria siano state terapeutiche e di aiuto. Le parole crociate sono state uno strumento terapeutico creativo scoperto grazie alla mia creatività. Ho scoperto così quanto la creatività personale sia importante nel lavoro clinico.

All’interno di Casa Dom José Rodrigues ho realizzato il mio progetto specifico di Service-Learning realizzando una ”officina” di educazione alla sessualità e all’affettività che si è poi conclusa con un laboratorio di pizza. Stare con le adolescenti è stato fonte di grande apprendimento, mi sono messa fortemente in discussione comprendendo l’importanza di essere critici sui metodi e su sé stessi, mantenendo un equilibrio onde evitare autocritiche troppo severe.

Un viaggio per “ricostruirsi” – Report finale dell’esperienza di GloCal Servic-Learning di Enrica Cusin, IUSVE

Sarà difficile
riassumere questo percorso, e ancora più complesso sarà tradurre in parole le
emozioni, i sentimenti e gli apprendimenti avvenuti durante l’esperienza.

Per raccontare
questa mia avventura in Brasile mi avvarrò di alcune parole donatemi dalla professoressa
Barbara Eleonora Bezzera Cabral, dell’Università Federale UNIVASF, quali: “Incontro è metodo”. Incontrando una realtà
brasiliana ha significato entrare, sempre usando le parole della professoressa,
in un processo di “decostruzione per poi ricostruirmi”.

Primi incontri:

Nel primo periodo del mio tirocinio (pre-mobilità), vissuto in Italia da marzo a luglio del 2024, incontro Nicola Andrian coordinatore del Progetto BEA (promosso da EnARS, Padova, e dal BEA Centro de estudos e práticas di Petrolina Brasile), che non
ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto conoscere questa opportunità e per
avermi accompagnata per tutta l’esperienza con gentilezza e disponibilità.
Nicola lo conosco online, lui è ancora in Brasile, e fin da subito mi colpisce
la struttura della proposta formativa che stimola il protagonismo dei tirocinanti. Era quello che stavo cercando, mi stavo informando per il
tirocinio professionalizzante e avevo voglia di una proposta differente, che mi
potesse coinvolgere e rendere partecipe durante il lungo periodo di stage. Nel
primo colloquio mi colpì la domanda sulle mie passiioni. Mi venne raccontato, infatti, come negli anni precedenti proprio le passioni degli studenti costituirono la base dei
loro progetti per la comunità e questo mi fece prendere seriamente in
considerazione la possibilità di partire.

Ad aprile avviene
il mio primo incontro con un ‘pezzo’ di Brasile grazie a Jessica e Vinicius, che
attraverso le loro lezioni di lingua portoghese e di cultura nordestina mi
hanno permesso di avvicinarmi al Sertão. Jessica C. e Vinicius C. erano studenti del Master PPGESA – Mestrado em Educação, Cultura e Territórios Semiáridos al Dipartimento di Scienze Umane di Juazeiro-BA, dell’Università
statale della Bahia, la UNEB. Averli in Italia è stato molto bello e con loro ho vissuto
uno scambio culturale, perché attraverso la loro curiosità ho potuto
interrogarmi e riscoprire il mio paese e rendermi conto di quanto alle volte lo
si dia per scontato (il paese in cui si vive).

Festa Junina con equipe 2024

Altri momenti
significativi vissuti assieme sono stati la festa Junina, realizzata
nella sede dell’associazione Marcellino a Padova e il fine settimana formativo in
bivacco. Questi ultimi due momenti del percorso formativo pre-partenza (proposto dal progetto) sono stati particolarmente significativi il
primo mi ha anticipato alcuni momenti di festa che avrei incontrato in Brasile
accompagnati dall’immancabile forró (il ballo tradizionale nordestino) e il
secondo con le sue attività mi ha stimolato riflessioni che mi sono state utili
nell’esperienza di viaggio.

Durante questo primo
periodo il mio stato d’animo era ambivalente e ondeggiava tra una grande
curiosità e tanta paura. Per farmi coraggio ho deciso di non pensare alla partenza
fino al momento di fare i vaccini e chiudere le valigie. Il mio obiettivo era
quello di farmi meno aspettative possibili e di non incontrare informazioni che
potessero farmi desistere dalla decisione presa. Quando raccontavo che stavo
per partire in molti mi hanno guardato stupiti dicendomi “in Brasile, ma è
pericoloso”. Forse già con questa frase era iniziato il processo di
“decostruzione per poi ricostruirmi”. In primis ho imparato che il Brasile è un
Paese enorme e che non è possibile generalizzare. Poi ho riconfermato
l’apprendimento che, anche se le cose sono difficili e pericolose, tutelandosi
e facendosi coraggio è possibile viverle e arricchirsi. E così piena di
preoccupazioni sono salita sui diversi aerei facendo un salto nell’ignoto chiamato
Brasile.

Incontri
Brasiliani:

L’impatto con le città di Petrolina, nello Stato del Pernambuco, e Juazeiro, nella Bahia, nella Regione nordest del Brasile, è stato fin da subito molto forte. Mi sono apparse come
due terre piene di contrasti e contraddizioni.

Nelle prime
settimane abbiamo visitato gli enti partner del progetto. Mi piaciuto sentire i
racconti degli operatori che spesso narravano anche le storie degli utenti,
descrivendo il contesto in cui ero arrivata. Queste storie sono state una
modalità per scoprire e iniziare a comprendere il territorio.

Terminate le
visite è iniziato quello che per me è stato un difficile processo di scelta.
Momento che ho vissuto con molta fatica perché da un lato ero affascinata da
più realtà e per altre temevo di non riuscire a reggere il peso emotivo di
certi incontri.

Equipe CAPS 3 AD Juazeiro-BA

Alla fine, ho
scelto di trascorrere due giorni a settimana al CAPS 3 AD (Centro di attenzione
psicosociale – alcool e droghe 24h) di Juazeiro, altri due giorni all’unità
Semente do Amanhã di semilibertà per minori in conflitto con la legge e un
pomeriggio a settimana presso l’ONG Casa Dom José Rodrigues che si occupa di
minori in condizione di 
vulnerabilità.

Equipe tecnica Semente do Amanhã e equipe 2024 con equipe Casa Dom José Rodrigues.jpeg

Inoltre, due sere a settimana ho insegnato presso l’UNIVASF lingua e cultura
italiana e presso l’UNEB ho frequentato il corso Relazioni interpersonali e
dinamica di gruppo tenuto da Nicola Andrian. Ho cercato di trarre il massimo dai tre
mesi in Brasile, tanto che ho anche pubblicato un articolo all’evento scientifico del PPGESA, il XIII WECSAB (Workshop Nacional e IV Internacional de Educação Contextualizada para a
Convivência com o Semiàrido
) e presentato un altro al EDUCOM (Encontro Brasileiro de
Educomunicação
).

Come si può
intuire i ritmi sono stati abbastanza serrati e densi, al contempo ricchi di
incontri e apprendimenti.

L’esperienza
negli enti è stata supervisionata dalla professoressa Barbara Eleonora Bezzera
Cabral. Analizzando le varie esperienze di tirocinio ho compreso che la “psicologia
non è quadrata, ma rotonda”. Queste parole sono di Hairis, una delle
tirocinanti brasiliane allieve della professoressa Barbara. Lo scambio con gli
studenti locali è stato molto arricchente permettendomi di scoprire inediti
punti di vista e nuove pratiche di cura. Le parole di Hairis ben descrivono il
processo che ho vissuto mentre ero negli enti. Incontrare il reale, la
quotidianità dei servizi, dell’equipe e degli utenti è molto difficile e si
scontra fortemente con quello che ci viene insegnato all’università e
raccontato nei libri accademici. Questo tirocinio è stato un bel banco di prova
con sfide quotidiane dove si è rivelato necessario imparare a gestire
l’emotività, le delusioni, momenti di tensione e difficoltà, e con tanti
apprendimenti e scoperte, e creazione di strategie di adattamento.

Dopo questa
esperienza sorrido quando guardo delle parole crociate pensando quanto con una
usuaria siano state terapeutiche e di aiuto. Le parole crociate sono state uno
strumento terapeutico creativo scoperto grazie alla mia creatività. Ho scoperto
così quanto la creatività personale sia importante nel lavoro clinico.

All’interno di
Casa Dom José Rodrigues ho realizzato il mio progetto specifico di Service-Learning realizzando
una ”officina” di educazione alla sessualità e all’affettività che si è poi
conclusa con un laboratorio di pizza. Stare con le adolescenti è stato fonte di
grande apprendimento, mi sono messa fortemente in discussione comprendendo
l’importanza di essere critici sui metodi e su sé stessi, mantenendo un
equilibrio onde evitare autocritiche troppo severe.

“Escuta, escuta, o outro a outra já vem. Escuta, escuta, cuidar do outro faz bem” – Report finale Visiting PhD Francesca Aloi, UNIBO

“Escuta, escuta, o outro a outra já vem
Escuta, escuta, cuidar do outro faz bem.

Desde o tempo em que nasci
Logo aprendi algo assim
Cuidar do outro é cuidar de mim
Cuidar de mim é cuidar do mundo!”

 Mantra Nordestino – Ray Lima

La mia esperienza
come ricercatrice visitante all’Universidade Federal do Vale do São Francisco
(UNIVASF) e al Progetto BEA è cominciata con la mia presentazione all’interno del 10º Fórum de
Mobilização Antimanicomial do Sertão / 6ª Mostra de Atenção Psicossocial / 1º
Encontro Nacional do Cuidado em Liberdade
organizzato dalla UNIVASF con il coordinamento della professoressa
Barbara Eleonora Bezerra Cabral, con cui ho collaborato durante tutto il mese del mio visiting.

Infatti, oltre alla mia presentazione intitolata “O
teatro do oprimido para o cuidado de mente e corpo na universidade
“,
durante un mese ho svolto attività didattica facendo lezione nel corso di Saúde
Mental I
del dipartimento di Psicologia, UNIVASF. Le lezioni prevedevano un percorso sul
Teatro dell’Oppresso, fino alla realizzazione finale con gli studenti di una
tecnica chiamata Teatro Giornale che prevedeva l’analisi di tematiche
affrontate durante il corso in questione.

Oltre all’incredibile esperienza arricchente con gli
studenti e le studentesse di psicologia, ho avuto l’opportunità di collaborare
con i membri del Progetto BEA, promosso dal BEA Centro de Estudos e Práticas in collaborazione con l’Associazione EnARS di Padova, e in particolare
con il suo coordinatore, Nicola Andrian. La partecipazione al suo corso di Terza Missione “Relações interpessoais e dinâmicas de grupo” è stata un ulteriore
tassello formativo durante questa esperienza accademica brasiliana che mi ha
ricordato che “cuidar do outro é cuidar de mim, cuidar de mim é cuidar do mundo”.

Il Nordest del Brasile è una terra fantastica, e lavorare in
un contesto universitario brasiliano è stato il perfetto chiudersi di un ciclo
di una ricerca dottorale che ha come principali esponenti due personaggi di
origine brasiliana di spicco: Paulo Freire e Augusto Boal.

Spero di aver restituito agli studenti e alle studentesse
brasiliane un poco di tutto quello che questi due autori mi hanno donato in
questi anni di ricerca sul Teatro dell’Oppresso.

Il gruppo di studenti presenti alla mia presentazione e laboratorio sul Teatro dell’Oppresso in università:

Giochi ed esercizi di Teatro dell’Oppresso: 

Presentazione teorica sul Teatro dell’Oppresso:

Giornata di apertura de 10º Fórum de Mobilização Antimanicomial do Sertão / 6ª Mostra de Atenção Psicossocial / 1º Encontro Nacional do Cuidado em Liberdade.

L’equipe 2025 del Progetto BEA con la Prof.ssa Barbara Cabral, UNIVASF

Lezioni di Teatro Giornale all’interno del Corso de Saude
Mental I, Laurea in Psicologia, UNIVASF:

Ciascun gruppo di studenti, con la docente di
riferimento, ha lavorato insieme per produrre una breve rappresentazione di
Teatro Giornale:

Gratidão, Francesca Aloi

Dual PhD Holder

Università di Bologna & Universidad Complutense de Madrid


Alla UNIVASF, Campus di Petrolina – PE